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MELISA: UN CUORE CHE BATTE PER LA COLOMBIA

E’ partita la settimana scorsa per la Colombia Melisa Agostino Ninone, la nuova cooperante dell’ENGIM a Medellin. Giovane italo argentina, Melisa è un mix di energia e caparbietà che le deriva, forse, dalle sue origini latine. Vitalità che unisce ad una lunga esperienza sul campo (nella stessa Colombia come Corpo Civile di Pace) e ad una solida formazione nel settore (Laurea in Scienze Politiche con una specializzazione nelle Relazioni Internazionali)
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Ad attenderla a Medellin c’è un intero quartiere, quello de La Sierra, un “Barrio” uscito fuori da un lungo periodo di violenza, che, grazie all’impegno dell’Alcaldia – la municipalità – e a quello dei Giuseppini del Murialdo, ha iniziato a camminare nella speranza di un cambiamento duraturo.

“Questa è proprio la mia grande speranza – ci dice alla vigilia della sua partenza -, lavorare perché non ci sia più bisogno di noi volontari ed operatori occidentali, cambiare le cose al punto tale che la cooperazione internazionale possa essere solo un ricordo, e che ogni popolazione possa camminare con le proprie gambe verso un futuro di benessere e prosperità”.
Il progetto che andrà a coordinare Melisa è un intervento triennale finanziato dalla CEI con i fondi dell’8 per1000. Un intervento strutturato in maniera tale da poter incidere nell’ambito educativo, familiare e nutrizionale. Guarda caso quei settori in cui le conseguenze sociali della recente pandemia hanno impattato in maniera più forte. Attività ludico ricreative, musicali e sportive, faranno da corollario ai tanti interventi previsti dal progetto.

“Location” di questo la parrocchia di Santa Maria de La Sierra – gestita dai Giuseppini del Murialdo – ed il centro giovanile San Leonardo Murialdo, che sorge in un vecchio stabile fatiscente nei paraggi, che i volontari della parrocchia hanno recuperato e attrezzato. Grazie, infatti, ad un microprogetto finanziato dalla Caritas Italiana sono state realizzate nell’edificio quattro sale informatiche, che sono state di grandissimo aiuto ai giovani del posto durante i mesi più duri della pandemia. Nel centro giovanile è attiva anche una biblioteca ed uno sportello di orientamento.

“So che ci sarà molto da lavorare – continua Melisa -, ma la cosa non mi spaventa affatto. So che il barrio ha bisogno di una nuova “narrazione”, iniziare cioè a raccontare le belle cose che ci sono, e questo dobbiamo farlo tutti insieme, ma specialmente con i ragazzi e le ragazze che lo vivono ogni giorno. So anche che troverò una situazione più complicata di quando ho lasciato la Colombia l’ultima volta. Dopo il trattato di pace con le forze antigovernative delle FARC nel 2016, si erano sviluppate nel Paese tante speranza, speranze che purtroppo sono state messe in difficoltà dalla crisi economica che si è sviluppata dopo la pandemia da Covid 19. Tanti progetti per il reinserimento sociale degli ex guerriglieri sono entrati in crisi e c’è il pericolo che si possa riaccendere la lotta sociale”.

La Colombia rimane, comunque, un Paese con una grande dignità – spiega con soddisfazione Melisa -, abitato da una popolazione a cui 50 anni di guerra civile non hanno fatto perdere la gioia di vivere. “Su questi sentimenti cercherò di costruire il mio lavoro, da sola non posso nulla, ho bisogno di trovare persone che credano nel mio stesso sogno, rendere questo mondo più fraterno e solidale, e insieme a loro darsi da fare per realizzarlo”.

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