TESTIMONI DI SERVIZIO CIVILE: LA STORIA DI AURORA
“In viaggio con i bambini di Drizë”, di Aurora Azzolina, Servizio Civile Universale, Fier (Albania)
L’Albania è splendida. Delle persone che abitano il suo territorio ho catturato l’orgoglio per la loro bandiera, la speranza di un futuro migliore e lo spirito accogliente. La probabilità di trovare una bandiera albanese o scritte del tipo “Rroftë Shqipëria!” in giro è altissima.
Nel momento in cui scrivo questa testimonianza, mi trovo a Fier, è ottobre e sono qui da quasi tre mesi. Fier è una città molto tranquilla, la vita scorre a un ritmo diverso. Non trovi tanti giovani per strada. Non ci sono grandi centri di aggregazione, cinema o librerie; il trasporto pubblico è un miraggio. I problemi ambientali si notano facilmente, tra l’odore pungente che caratterizza di tanto in tanto l’aria e i rifiuti in giro. Il fenomeno migratorio che interessa la fetta di popolazione giovanile albanese è un annoso problema. L’Albania è anche ricca di opportunità: parlo della possibilità di creare, fare e rinnovare. Nei cittadini e nelle cittadine albanesi vedo un grande orgoglio, una voglia di riscatto, uno spirito laborioso: i loro orari lavorativi sfuggono qualsiasi concezione di equilibrio vita-lavoro.
Il mio ruolo qui come civilista è quello di supportare le attività del Centro Sociale Murialdo nell’inserimento sociale dei bambini della comunità rom. Tra i miei vari compiti, mi occupo di seguirli durante l’orario scolastico presso la scuola di Zhupan. L’obiettivo è contribuire al contrasto dell’analfabetismo, al superamento della loro emarginazione sociale e all’organizzazione di attività ricreative. La distinzione tra “bambini albanesi” e “bambini rom” si sente. La popolazione rom qui è organizzata in villaggi vicino a Fier. A luglio ho visitato per la prima volta il villaggio di Drizë: ho percepito subito l’energia che caratterizza questi bambini e il loro entusiasmo rispetto alle attività del Murialdo. È stato elettrizzante. Nel villaggio non ci sono spazi per i più piccoli: il centro sociale di Drizë rappresenta un punto di riferimento fondamentale per i bambini della comunità rom, ma la sua apertura non è sempre garantita. La mancanza di fondi stabili e di personale rende il servizio incerto, e questo significa che le attività educative e ricreative rischiano di interrompersi proprio quando i ragazzi ne avrebbero più bisogno. Vedere la loro attesa trasformarsi, a volte, in delusione è difficile: “Aurora, Drizë?” “Jo” (No). Chiedono con insistenza di poter tornare al centro, segno di quanto sia importante per loro avere un luogo in cui sentirsi accolti e seguiti. Nonostante queste difficoltà, i bambini chiedono continuamente di poter tornare lì: questo dimostra quanto il centro sia importante per la loro crescita e socializzazione. L’impatto del Murialdo sul territorio e le attività di ENGIM sono essenziali. Lo noto nel grande rispetto che i ragazzi nutrono verso queste realtà.
Questo dimostra la forza e il valore del progetto. La gioia con cui partecipano alle attività e i piccoli progressi quotidiani sono la prova concreta dell’impatto positivo che il progetto riesce a generare, anche nelle condizioni più fragili.
Se all’inizio pensavo che l’Albania non rispondesse al mio desiderio di confrontarmi con una realtà geograficamente lontana, convinta che forse così avrei trovato sfide più grandi in cui crescere umanamente e professionalmente, oggi mi ricredo. Non mi sarei aspettata di incontrare una ragazza ventenne già madre o un diciottenne sposato che sogna una vita più leggera. Per loro queste scelte appartengono a una cultura e a un futuro che, in molti casi, sembra già tracciato e non scelto.
