TESTIMONI DI SRVIZIO CIVILE: LA STORIA DI MADDALENA
“Nel cuore della selva”, di Maddalena Marcazzan, Servizio Civile Universale, Tena (Ecuador)
Guardando scorrere il paesaggio fuori dal finestrino dell’autobus che sta portando noi volontarie in una delle scuole di Tena in cui lavoriamo, realizzo quanto, dopo già sei mesi sfuggiti troppo in fretta, io abbia normalizzato la vita all’interno della selva. Mi rendo conto di quanto mi sia abituata a vivere con altri 11 volontari a Casa Bonuchelli, persone che ormai sono diventate per me come una seconda famiglia; mi accorgo di come ormai mi paia normale andare al lavoro sul retro di una “camioneta” e di quanto non mi sorprenda più un temporale improvviso, nonostante fino a dieci minuti prima ci fosse un sole splendente.
Osservo fluire davanti a me, attraverso il vetro, una distesa di verde intenso, un colore totalmente differente da quello a cui ero abituata in Italia; un verde talvolta macchiato da fiori viola e rossi, un verde in cui si può scorgere, se si ha fortuna, il giallo della coda di una oropendola adagiata su qualche ramo. Un verde che ho visto per la prima volta qui e che fin dal primo momento mi ha impressionata.
La selva amazzonica non è una semplice foresta: è un mondo vivo che custodisce una biodiversità straordinaria. È la casa di migliaia di specie animali e vegetali, ma, oltre a ciò, l’Amazzonia è la culla di una cultura ancestrale nella quale, in questi mesi, ho avuto il privilegio di immergermi, conoscendo e scoprendo le tradizioni e le abitudini delle persone che abitano questa terra.
Nonostante la sua immensa ricchezza, la selva sta lottando contro numerose minacce come miniere illegali, deforestazione e sfruttamento petrolifero; minacce che non solo colpiscono l’ambiente, ma anche il benessere e la salute delle popolazioni locali. Negli incontri di educazione ambientale che proponiamo nelle scuole di Tena trattiamo soprattutto queste tematiche: discutiamo con i ragazzi dell’importanza del territorio in cui vivono e creiamo uno spazio di confronto sulle problematiche che lo minacciano.
Troppo spesso sono gli stessi ragazzi con cui lavoriamo a essere i testimoni delle conseguenze di queste crisi ambientali causate dall’uomo. Penso, per esempio, ai bambini di Serena, comunità in cui abbiamo svolto i centri estivi la scorsa estate, i quali vivono accanto al fiume Jatunyacu, inquinato dalla miniera illegale d’oro situata in quel territorio.
Vedere con i propri occhi queste problematiche è molto diverso dal sentirne parlare: finché restano numeri, grafici o notizie, sembrano lontane e distanti. Ma quando mi sono trovata davanti a un territorio ferito, a spazi degradati e a persone che ne subiscono le conseguenze, tutto è cambiato. Questi sei mesi mi hanno lasciato molto: mi hanno dato consapevolezza e, con essa, la responsabilità di non restare indifferente.
