“SE NON ORA, QUANDO? SE NON TU, CHI? SE NON QUI, DOVE?”

Di Francesca Di Palma. Si è svolto a Roma dal 20 al 28 gennaio la quarta edizione di “Stay Human!”, un programma di educazione ai diritti umani finanziato da “Erasmus +. In questo lasso di tempo 28 ragazzi di Francia, Bulgaria, Olanda e Italia hanno lavorato insieme per accrescere la loro consapevolezza sui diritti umani, coniugando teoria e pratica in un insegnamento non formale.

Nato nel 2015, “Stay Human” è un programma gestito dagli stessi giovani di diversi Paesi europei (Italia, Spagna, Portogallo, Paesi Bassi, Lituania, Bulgaria e Francia). Le prime tre edizioni (2016, 2017 e 2018) hanno contribuito alla creazione di una rete di giovani dell’Unione Europea che ha dato vita a iniziative ed attività volte ad accrescere la conoscenza sui diritti umani a livello locale.

Cosa mi porto a casa dopo questa esperienza? La voglia di cambiare il mondo! Non possiamo e non dobbiamo rimanere indifferenti di fronte alle tante situazioni in cui i diritti umani non sono rispettati. Tocca proprio a te che stai leggendo questo articolo, e a me, di rimboccarci le maniche, nel nostro piccolo quotidiano. Non si può rimanere schiavi della mentalità “che tanto le cose vanno così”, o che “io non posso farci niente”. Come diceva Baden Powell: “Cercate di lasciare questo mondo un po’ migliore di come l'avete trovato”.

Questa esperienza mi ha dato la possibilità di incontrare persone con diversi vissuti, di conoscere ed apprezzare altre culture. Abbiamo vissuto e imparato qualcosa in più sui diritti umani e sull’inclusione sociale. Creare ambienti sicuri dove le persone con identità diverse possono condividere le loro realtà, ed essere testimoni delle lotte degli altri, può aiutarci a trovare la strada per andare l'uno verso l’altro. Abbiamo parlato delle nostre esperienze, lavorato e condiviso le nostre idee su come si possa costruire un futuro migliore, sostenere la società e diventare alleati.

Questa è, veramente, una cosa meravigliosa; sento dentro di me una grande speranza per il futuro. L’attività che mi ha maggiormente colpito è stata l’incontro con Filippo, capo scout del reparto Roma 60 di Spinaceto, una periferia di Roma, che nella semplicità delle sue parole ha dato concretezza ai discorsi fatti fino a quel momento. Filippo, in qualità di capo scout, dà la possibilità ai ragazzi del suo quartiere, dove il degrado e l'abbandono sono cosa normale, di imparare cosa significa servizio, lealtà e coraggio. Quello che si è cercato di fare durante la settimana è, insomma, di gettare un seme che ognuno di noi svilupperà una volta tornato nelle proprie realtà. Per cui “Sporchiamoci le mani! Ciò che vorrei trasmettere a ciascuno è che: “Quando guardate, guardate lontano, e quando già credete di farlo, guardate ancor più lontano”.

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