TESTIMONI DI SERVIZIO CIVILE: LA STORIA DI ENRICO
“La dolce vita: pro e contro dello stile di vita boliviano”, di Enrico Pucci, Servizio Civile Universale, Montero (Bolivia)
Endulza tu vida! (addolcisci la tua vita) è lo slogan di Guabirá, azienda il cui enorme zuccherificio è visibile vicino una rotonda dove si passa uscendo da Montero, la cittadina dove sto svolgendo il mio anno di Servizio Civile Universale. I boliviani pare abbiano preso alla lettera questo consiglio, facendone un mantra filosofico ma anche culinario. Da una parte, sembrano avere uno stile di vita dolce e che tenta di sfuggire all’oppressione del tempo tipicamente occidentale. Ciò fa sì che la quotidianità venga presa con leggerezza e calma, molta calma. Non è raro vedere i proprietari di un’attività commerciale chiudere qualche ora per concedersi un pranzo con pollo alla broaster seguito da una bella siesta. La leggerezza, la dolcezza e la convivialità della vita boliviana si ritrovano anche nel modo di vivere con gli altri. Ogni occasione, dalle feste nazionali ai compleanni passando per il giorno dei defunti, è perfetta per riunirsi con amici o parenti a condividere qualcosa da bere e far festa con musica fino al mattino dopo. Qualora non ci sia una festa, si possono sempre prendere delle sedie e passare la serata chiacchierando sotto il patio davanti casa. In queste situazioni è inevitabile vedersi offrire da bere o da mangiare e, se si vuole rifiutare, meglio avere una scusa pronta: ai boliviani non piace che la loro ospitalità venga respinta. In poche parole, se vi piace condividere cibo, chiacchierate e vivere una vita in cui tempo o lavoro non sono ossessioni, la Bolivia è il posto adatto.
Come detto, l’addolcimento suggerito da Guabirá non si trova solo nello stile di vita ma anche in quello alimentare. Capiterà sicuramente che al provare un sorso di refresco o mocochinchi sentiate di aver soddisfatto istantaneamente il vostro fabbisogno mensile di zuccheri. Anche snack salati tipici come le salteñas ripiene di carne o alcuni impasti di pizza hanno un peculiare retrogusto dolce, e sono naturalmente accompagnati da refrescos o da bibite non meno zuccherine come la Coca-Cola. La pervasiva dolcezza, stavolta intesa come abbondanza di saccarosio, non è un caso e si inserisce in un contesto socio-economico dominato dalla produzione di zucchero.
Torniamo infatti a Guabirá e a quella rotonda. Passandoci, l’imponente impianto di lavorazione delle canne da zucchero domina la vista. Altrettanto dominante è il nome “Guabirá” a Montero e dintorni: non è solo il nome di un’azienda, ma anche quello di un’intera zona urbana. Mi capita spesso di imbattermi in stemmi con scritto Guabirá, dato che è anche il nome della squadra di calcio cittadina della massima serie boliviana. La capacità di un’impresa di dare il proprio nome a un quartiere e alla squadra di calcio di una città di oltre 120.000 persone è segno lampante del suo impatto sociale.

Guabirá, fondata negli anni ’50, si è occupata fin dall’inizio della raccolta e lavorazione della canna da zucchero. All’epoca, l’area dove sorgeva l’impianto era quasi vuota, ma tutto cambiò col successo dell’impresa. Nel 1956, anno della prima raccolta, furono stipati oltre 30.000 quintali di zucchero raffinato e più di 300.000 litri di alcol. Con la crescita dell’azienda, arrivarono sempre più lavoratori da altre zone del Paese che iniziarono a stabilizzarsi nei centri urbani attorno all’impianto. La popolazione di Montero crebbe di oltre il 400%, passando da circa 700 abitanti a più di 3000 in un decennio. Il successo economico di Guabirá attirò attenzione nel dipartimento di Santa Cruz e nacquero così altre aziende zuccheriere come La Bélgica, San Aurelio, Ungaro Aguaí. Pur con impatti diversi, la loro presenza ha reso la Bolivia – e il fertile dipartimento di Santa Cruz – invasi dallo zucchero.
Anche la Coca-Cola, tramite la società boliviana EMBOL, dagli anni ’90 ha aperto impianti produttivi nelle principali città del Paese: La Paz, Cochabamba, Oruro, Santa Cruz, Sucre e Tarija. Gli impianti producono Coca-Cola ma anche altre bibite come Fanta, Sprite, Powerade, Aquarius e i succhi Del Valle. Gli introiti di EMBOL derivano per il 97% da prodotti Coca-Cola, che si rifornisce di canna da zucchero proprio da produttori boliviani. La catena produttiva di EMBOL contribuisce all’1,5% del PIL nazionale e dichiara 9,8 milioni di clienti, su una popolazione boliviana di 11.365.000 persone.
Data la pervasività dello zucchero, non sorprende che, secondo dati delle istituzioni nazionali, quasi il 30% delle persone sopra i 15 anni in Bolivia siano in sovrappeso. È per questo che l’ONG presso cui svolgo il Servizio, Etta Projects, fa dei progetti sulla salute uno dei propri punti cardine. Etta è un’organizzazione nata ad inizio anni ‘2000 che da più di 20 anni realizza progetti di sviluppo sostenibile nel settore ambientale e sanitario all’interno del dipartimento di Santa Cruz, nell’oriente boliviano. Tra questi c’è il progetto BOL SCREEN25, incentrato sul trattamento dei pazienti con malattie croniche come ipertensione e diabete, la cui incidenza aumenta con l’obesità, ovviamente. Grazie al lavoro della coordinatrice, dei medici e dei centri di salute aderenti, i pazienti possono avere monitoraggi costanti e ricevere indicazioni su come prendersi cura di sé. Organizzando lezioni di cucina o incontri comunitari per fare attività fisica insieme, si cerca di trovare un modo ludico per far sì che tutti possano trovare più facile e divertente mantenere uno stile di vita sano.
L’impegno di Etta Projects in ambito sanitario non si ferma qui. L’organizzazione si occupa anche di salute sessuale e riproduttiva, fornendo metodi contraccettivi alle adolescenti che lo desiderano e organizzando incontri con medici e psicologi per dotarli di nuove competenze, ad esempio sulla gestione dei casi di violenza e sul collocamento degli impianti contraccettivi. Queste attività sono fondamentali in un contesto dove i casi di violenza sessuale e le gravidanze adolescenziali sono drammaticamente alti. Queste circostanze, unite a una legislazione che limita fortemente l’accesso all’aborto, rendono imprescindibile il supporto alle adolescenti. Molte infatti partecipano alle campagne di collocamento di impianti sottocutanei o intrauterini. Alcune sono anche parte del programma Chicos y Chicas Maravilla di Etta Projects, che affronta con ragazzi e ragazze temi quali la violenza, bullismo, mascolinità tossica, l’amore tossico, l’emancipazione femminile e la difesa personale. Le storie in cui ci si imbatte grazie alle testimonianze di donne e ragazze che partecipano a queste attività possono essere struggenti e dolorose da ascoltare, ma sono al tempo stesso motore di un senso di ingiustizia che motiva nel continuare a dedicarsi a progetti come questi. Inoltre, fanno capire quanto sia importante e necessario il lavoro di Etta in questo contesto.
Oltre al lavoro sanitario e con adolescenti, Etta si occupa anche di ambiente tramite progetti di acqua e bagni ecologici secchi. L’obiettivo è costruire o ampliare infrastrutture idriche rurali e realizzare bagni utilizzabili senza acqua. Grazie al lavoro di Etta, ad oggi sono più di 950 i bagni costruiti e oltre 5000 le persone nelle comunità che ne beneficiano. Aldilà delle fredde statistiche, la rilevanza di questi progetti emerge chiaramente dal fatto che, anche dopo molti anni, i beneficiari continuano a usare i bagni con cura e ad ogni monitoraggio accolgono a braccia aperte chiunque di Etta torni a fargli visita.
Conoscendo il contesto locale attraverso la sua storia e le sue abitudini, partecipare ai progetti di Etta Projects mostra quanto un lavoro mirato e costante possa incidere sul benessere di una comunità, rendendo il Servizio Civile un’esperienza formativa umanamente e un privilegio profondamente gratificante.
