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TESTIMONI DI SERVIZIO CIVILE: LA STORIA DI PIETRO

“LA STORIA DI HERNAN” - di Pietro Freddi, Medellín (Colombia)

Hernan ha 52 anni, collabora con ENGIM da un anno e vive nel barrio La Sierra. Hernan si definisce come una persona che non ha vizi, in più dice di essere un gran lavoratore. È un cafficoltore, crede infatti che il caffè possa essere una soluzione non solo per uno suo bene stare, ma esso possa essere un valore per tutto il barrio. Lavora un terreno di tre ettari, ma non ha le carte che ne dimostrino la proprietà. Purtroppo, il gruppo armato è il proprietario, lui decide chi lavora il terreno e, soprattutto, quali sono le condizioni. Hernan nasce nel comune di Apartadó, al nord di Antioquia nella zona dell’Urabá. Sin dai primi anni di vita l’agricoltura è il suo pane quotidiano, il padre infatti è allevatore di vacche. Ricorda con sorriso quegli anni, “si stava bene in Urabá, si lavorava e si mangiava” dice. Poi, come in molte aree rurali colombiane, la violenza prende il sopravvento, “prima con la guerriglia si viveva bene, con l’arrivo dei paramilitari e lo scontro tra le due fazioni, la situazione è diventata invivibile.”

La soluzione è immediata, Hernan arriva alla Sierra 27 anni fa insieme alla sua famiglia, composta da 11 tra fratelli e sorelle, papà e mamma; non viene a cercare fortuna, viene per scappare dalla violenza quotidiana. Una volta giunti alla stazione dei bus di Medellín, un uomo si propone offrendo un appartamento in un quartiere ad Oriente. Alla fine l’appartamento si dimostrerà essere una stalla per maiali e da lì inizia la vita alla Sierra per Hernan e la sua famiglia. Bisogna trovare i denari per mangiare, per questa ragione tutta la famiglia scende ogni giorno in città a vendere limonate e sigarette. Una volta stabilizzati nel quartiere, come molti giovani colombiani, Hernan si propone come muratore, tant’è che il mondo delle costruzioni lo accoglie a braccia aperte. Nel mentre il padre, trova un accordo per lavorare negli attuali terreni dove Hernan lavora con il caffè, il proprietario del tempo vive a Medellín e lascia le vacche in gestione al padre e tutta la famiglia.

Si trasferiscono a vivere all’interno della proprietà e inizia una nuova avventura che durerà molto poco, poiché le vacche vengono rubate dopo un anno di lavoro e il proprietario scompare senza più farsi vivo. Hernan, quindi, torna a lavorare nelle costruzioni, ma rimarrà sempre legato a quei terreni. In quegli anni crea una relazione con un uomo della Sierra, ne diventa socio e inizia a lavorare insieme a lui, sempre nell’ambito delle costruzioni. Durante un lavoro, un ingegnere spiega a Hernan che servirà un vigilante notturno nello stesso edificio che stanno costruendo, ma per ottenere il lavoro serve una carta che testimonia di aver la fedina penale pulita. Hernan non ci pensa su due volte, accetta e si lancia verso la burocrazia colombiana per ottenere questa carta nel più breve tempo possibile. A sorpresa, una volta recatosi allo sportello scopre di essere ricercato dalla giustizia da 7 anni. “Io non sapevo neanche cosa volesse dire omicidio aggravato e qualificato, terrorista, io sapevo che una persona può andare in carcere se ruba o uccide.” Un ragazzino, corrotto, lo aveva identificato in Urabá nell’assassinio di 8 persone.

Hernan va in carcere con una pena di 11 anni, ci rimane 6 mesi, fino a quando un parente dagli Stati Uniti non paga la cauzione. Una volta fuori riceve un’offerta per lavorare come raccoglitore di caffè fuori Medellin, accetta. Una volta arrivato nel luogo, scopre che il caffè non esiste, bisogna raspare cocaina. Lui non ci pensa troppo e accetta comunque di rimanere. Rimarrà a lavorare nel mondo della cocaina per 4 anni, dice pure di esser riuscito a far carriera, riesce a comprarsi dei terreni di cocaina e gestirseli da solo. Sono i primi anni duemila, la Colombia sta ormai vincendo la battaglia contro la cocaina, almeno apparentemente, nei terreni dove Hernan lavora gli fanno visita polizia armati di cani antidroga. Lui riesce a rifugiarsi sopra una collina e guardare lo spettacolo da distante, la polizia trova la cocaina e le piante, senza esitare brucia tutto. 

A questo punto Hernan torna alla Sierra, dove già tiene una figlia e tutta la sua famiglia. Accetta un nuovo lavoro come agricoltore nella struttura Hogares Claret, una comunità che accoglie persone con dipendenze. Fuori dall’orario lavorativo si dedica a lavorare nei terreni dove attualmente risiede. Inizia a piantare caffè e a conoscere le caratteristiche di questa pianta. Grazie ad ENGIM, due anni fa, prende coraggio per lasciare il lavoro per dedicarsi totalmente ai terreni e al caffè. Alla mia domanda sulle difficoltà del suo lavoro, Hernan risponde che la commercializzazione del caffè richiede delle nozioni che lui non ha. Quando però gli chiedo se anche il gruppo paramilitare possa essere un problema ulteriore, lui mi guarda e mi risponde che questa è la normalità in Colombia, non può essere visto come un problema perché non esiste una soluzione a questo in questo momento. Questa è la storia di un uomo, un “desplazado” come tanti in terra colombiana. Migranti nello stesso paese di origine che non si spostano per cercare un’opportunità ma scappano dalla violenza. Nel quartiere la Sierra tutti sono migranti, nessuno ha scelto di venire qui per cercare fortuna. Ho scelto di parlare di questo viaggio che ancora continua, poiché il sogno di Hernan sarebbe di tornare in Urabá dove ancora tiene dei terreni.

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