TESTIMONI DI SERVIZIO CIVILE: LA STORIA DI SARA
“L’Albania che non ti aspetti”, di Sara Germano, European Solidarity Corps, Fier (Albania)
Prima di arrivare a Fier avevo tante curiosità e poche certezze. Immaginavo un Paese diverso, ma non avrei mai pensato di trovarmi subito a mio agio. Le persone, a un primo sguardo, possono sembrare distanti, ma in realtà basta poco per rompere il ghiaccio e scoprire una gentilezza e un calore autentici, capaci di farti sentire parte di una comunità. Qui il senso della famiglia e dell’aiuto reciproco è qualcosa di reale, quotidiano, e riesce a conquistarti fin dal primo giorno.
Abituarsi a un ritmo diverso richiede pazienza, ma è proprio da questa lentezza che si impara ad apprezzare la semplicità e il valore dei rapporti umani. Anche le abitudini quotidiane cambiano: per fare la spesa non si va al supermercato, ma al negozietto sotto casa, ed è facile diventare amica del fruttivendolo di fiducia. Vivere qui ti insegna quanto le piccole cose, come un semplice “mirëmëngjes” alla signora del primo piano, possano riempire le tue e le sue giornate e quanto conti la relazione autentica con chi ti circonda.
Durante il mio volontariato con “HumAid” ho avuto la fortuna di viaggiare e conoscere molte zone del Paese. “SkillALB”, il progetto in cui sono coinvolta, lavora con sette scuole e centri di formazione professionale. Questo mi ha permesso di visitare diverse regioni dell’Albania, un’esperienza che mi ha fatto capire davvero cosa c’è dietro ai progetti. Prima di iniziare ero convinta che andare “sul campo” fosse fondamentale; oggi ne sono certa. È essenziale vedere da vicino la realtà, ascoltare le persone e partecipare in prima persona a ciò che si costruisce insieme.
Il sistema educativo albanese è molto diverso dal nostro, e ho avuto modo di comprenderlo sia durante le visite sul campo sia nelle attività con altri volontari. In molti casi, le scuole devono fare i conti con risorse limitate: può succedere che in un istituto alberghiero le lezioni di cucina si svolgono con attrezzature minime, come un semplice fornello, oppure che nelle scuole agrarie gli studenti lavorino nei propri campi utilizzando strumenti personali o portando i propri animali. Nonostante questo, è bello vedere quanto anche piccoli interventi possano fare la differenza e quanto il nostro aiuto possa contribuire concretamente a creare nuove opportunità.
Questi sei mesi mi hanno insegnato ad adattarmi, a rallentare e ad apprezzare davvero le piccole cose. Mi hanno fatto capire quanto contino le persone, i gesti quotidiani e le relazioni che si costruiscono giorno dopo giorno. Vivere in Albania è stato intenso, mi ha spinto ad uscire dalla mia comfort zone, imparare a osservare, ascoltare e partecipare. È un’esperienza che porterò con me, fatta di volti, incontri e momenti semplici che fanno la differenza.

