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TESTIMONI DI SERVIZIO CIVILE: LA STORIA DI SOFIA

“Lasciarsi sorprendere: un anno di volontariato a Medellin”, di Sofia Camerieri, Servizio Civile Universale, Medellin (Colombia)

 

Due mesi fa sono partita per Medellín per il mio anno di servizio civile. Lasciare casa, il lavoro e gli amici non è stato semplice. Decidere di partire in questo momento della mia vita significava rinunciare a molte certezze, ma ho scelto di farlo perché sentivo il bisogno di realizzare un sogno che da sempre avevo nel cassetto: conoscere il mondo, vivere a stretto contatto con nuove culture, mettermi alla prova e continuare a mettermi al servizio degli altri, ma in contesti completamente nuovi, che mi permettessero di crescere umanamente e professionalmente. 

 quanto la città in generale, mi stia stretta. Medellín però non è una città qualunque: non ti accoglie a braccia aperte ma pretende di essere capita, studiata, osservata e vissuta con pazienza. Si mostra segnata da un passato difficile, che completamente passato non è, ma allo stesso tempo viva, dinamica e proiettata verso il futuro.  

Ti mette subito di fronte i suoi contrasti, senza mezze misure: camminando per le sue strade, sembra di attraversare mondi completamente diversi. Si passa dai palazzi lussuosi del “Poblado”, alle vie affollate del centro, dove i “recicladores” cercano tra i rifiuti qualcosa da recuperare o da mangiare, fino alle ripide salite dei barrios che si arrampicano sulle montagne e che illuminano la città di notte. 

Per raggiungere La Sierra, il barrio dove ha sede ENGIM e dove svolgo alcune delle mie attività,  prendo il “Metrocable”, e ogni volta che percorro quel tragitto sospeso osservo dall’alto le case in  mattoni con i tetti in lamiera su cui spesso dormono cani e gatti, i bambini che corrono e giocano  nelle strade, sui marciapiedi le signore che friggono i “palitos de queso”, autobus e macchine che con  sorprendente destrezza percorrono quelle strade ripide e strette, il tutto accompagnato da musica  colombiana in sottofondo. 

Dopo quasi tre mesi qui, ammetto che nonostante le inevitabili fatiche sto iniziando ad apprezzare le tante bellezze e opportunità che Medellín e la Colombia hanno da offrire. Soprattutto, sono felice di poter costruire una mia visione personale di questo paese, liberandomi dagli stereotipi con cui spesso viene raccontato in Europa e lasciandomi invece contaminare da ciò che di autentico può lasciare. 

Ma passando al motivo per cui mi trovo qui … non sono nuova ad esperienze di volontariato sia in Italia che all’estero e anche il lavoro che ho lasciato si occupava di persone in difficoltà: giovani detenuti, migranti e minori non accompagnati. Ambiti diversi, è vero, ma ritengo che quel tempo sia stato per me propedeutico. Mi ha insegnato il valore del servizio, del tempo speso per gli altri a favore della promozione umana e a favore della cancellazione delle ineguaglianze.

Impari a non giudicare, a conoscere senza pregiudizi, a creare opportunità e a saper creare rapporti. E il bello è che mentre offri alle persone, queste a loro volta si offrono per farti capire valori fondamentali.  Più nello specifico della mia attuale esperienza colombiana, questa si articola in diversi contesti. Le mie giornate infatti si dividono tra diversi servizi che mi offrono la possibilità di mettermi alla prova in contesti nei quali precedentemente non avevo mai lavorato prima, se non occasionalmente. Lavoro con i bambini o con madri adolescenti e all’inizio ciò rappresentava una sfida: avevo paura di non essere all’altezza o addirittura avevo paura che non mi piacesse. Questo però mi ha fatto ripensare a quando ho iniziato il mio percorso professionale in Italia. All’inizio anche lavorare con gli adolescenti nelle carceri o nelle comunità mi faceva paura, perché non mi sentivo preparata e invece, con il tempo, ho capito che è proprio quel tipo di lavoro che voglio fare per tutta la mia vita, questo per dire che nella vita bisogna lasciarsi sorprendere …  

Anche lavorare in squadra a volte è una vera sfida con me stessa perché creare sinergie non sempre è facile ma è comunque un importante obiettivo per il raggiungimento dei risultati. Una volta a settimana aiuto a cucinare e servo il pranzo alla mensa del Faro, un Barrio tra i più svantaggiati, dove ogni giorno si presentano più di cinquanta bambini. Con alcuni di loro poi, nel pomeriggio, ci ritroviamo all’”Escuelita de Paz”, un luogo piccolo ma accogliente che si trova in cima alla montagna, dove Rigoberto, paziente e costante, da anni dedica il suo a tempo ai bambini proponendo attività educative e ricreative, con l’obiettivo di lasciare loro gli strumenti per avere autonomia di pensiero. Un tempo particolarmente difficile da affrontare per me è quello dedicato all’”Orientacion laboral”. È un progetto formativo che impegna giovani madri vittime di abuso perché apprendano l’arte del caffè. Colleghe e psicologhe collaborano per cercare di offrire loro uno spazio di crescita personale e professionale. Come donna questa realtà è davvero difficile da incassare.

Forse nel mio futuro professionale non incontrerò madri adolescenti o bambini, forse continuerò a dedicarmi ai ragazzi nelle comunità con i quali sento di avere tanta affinità e una naturale sintonia e proprio per questo motivo ritengo che questa avventura del servizio civile sia un’occasione importante: lavorando con beneficiari diversi, mi metto realmente alla prova, amplio il mio sguardo, lavoro sulla mia flessibilità … insomma cresco professionalmente. Tutto ciò richiede impegno da parte mia e non nego anche una certa dose di fatica, ma capisco che tutto questo fa parte del senso profondo del servizio civile: confrontarsi con i propri limiti e imparare a superarli un po’ alla volta.  Ogni giorno mi convinco sempre più di aver fatto la scelta giusta, e sono curiosa di conoscere la me di giugno 2026 quando avrò portato a termine quest'anno dopo aver fatto un percorso di crescita a 360 gradi.

 

 

 

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