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TESTIMONI DI SERVIZIO CIVILE: LA STORIA DI IRENE

I PRIMI MESI DI SERVIZIO CIVILE UNIVERSALE A MONTERO, BOLIVIA - di Irene Cortelazzi, Montero (Bolivia)

 

Bolivia, un Paese tanto lontano quanto sconosciuto. Un Paese di cui si sente poco parlare nei media occidentali. Un Paese spesso associato all’Altipiano, al Salar de Uyuni e alle Ande. Ma la Bolivia non è solo montagne e città a oltre 3.000 metri di altitudine. La Bolivia è un Paese estremamente diversificato sotto tanti punti di vista. Nella parte orientale di questo Paese le alte e vaste montagne delle Ande si abbassano gradualmente, per poi appiattirsi completamente e incontrare estesi campi coltivati, foreste tropicali e semi-tropicali.

Qui le temperature raggiungono livelli molto alti e l’umidità penetra in qualsiasi anfratto, facendo percepire il caldo ancora più caldo. Io sto svolgendo il Servizio Civile Universale in questa parte di Bolivia ancora più sconosciuta. Vivo a Montero, nel Dipartimento di Santa Cruz. Con circa 100.000 abitanti, Montero è una città in continua espansione poiché attira molti migranti in cerca di lavoro, principalmente nel settore agricolo e industriale. Attorno alla città, infatti, si estendono ettari ed ettari di campi coltivati e sono presenti diverse fabbriche, il tutto incentrato sulla coltivazione e sulla produzione della soia, del riso e della canna da zucchero.

Campi che, un tempo, erano ricoperti di alberi, i quali sono stati gradualmente bruciati per far spazio all’agricoltura e all’allevamento di bestiame. Al contrario, nel cuore della città, si estendono edifici bassi, case e mercati infiniti. Montero è completamente diversa dalle città in cui ho vissuto. Le disuguaglianze sociali sono particolarmente visibili dalle abitazioni. Non è raro imbattersi in una villa molto curata e notare, al suo fianco, un’altra casa, più umile, più piccola, più malridotta. Anche i marciapiedi sembrano riflettere queste differenze sociali, poiché assumono caratteristiche diverse davanti ad ogni edificio.

Quando cammino, i miei piedi calpestano marciapiedi pieni di buche, erbacce, dove è facile inciampare, per poi incappare su una pavimentazione liscia, lastricata e lucidata perfettamente. A volte la strada pavimentata dove si incrociano moto, pickup, persone e cani si trasforma, repentinamente, in una strada sterrata, dove terra e polvere mi invadono le narici. Montero è una città abbastanza rumorosa e i suoni che si sentono maggiormente sono quelli dei clacson dei veicoli agli incroci stradali, della musica e delle bande nelle abitazioni, dei latrati dei tanti cani che gironzolano in mezzo alla strada e delle persone che parlano fuori dalle proprie case.

Quando cammino nelle zone più residenziali della città, mi sembra di tornare indietro nel tempo perché non di rado mi capita di vedere le persone riunirsi davanti casa a chiacchierare, a mangiare e a ballare, mentre i bambini giocano in mezzo alla strada, rincorrendo palloni da calcio. Con i suoi aspetti positivi e negativi, Montero non è sicuramente una città facile e adattarsi in questo ambiente richiede tempo, pazienza e un forte spirito di adattamento. Sono passati tre mesi e qualche settimana da quando ho preso le mie cose, le ho rinchiuse in due valigie e sono partita, atterrando in questa parte di mondo sconosciuta e iniziando a lavorare per la ONG Etta Projects.

Etta Projects opera sia nella città di Montero che nelle comunità rurali della regione e si occupa di tre macro-aree: salute, igiene e acqua. Ambiti molto importanti in un’area di mondo dove l’assistenza sanitaria è limitata e precaria, soprattutto nelle isolate comunità rurali, le malattie croniche legate alla diseducazione alimentare sono molto diffuse e il rispetto di semplici pratiche igienico-sanitarie non è contemplato.

È passato quindi un po’ di tempo da quando ho lasciato l’Italia, un tempo breve ma intenso. Un periodo in cui ho vissuto e sto tuttora vivendo un cambiamento importante nella mia vita, un periodo in cui sto imparando, ogni giorno, qualcosa di nuovo e un periodo in cui sto affrontando diverse “sfide”: nel lavoro, nella convivenza con gli altri volontari, nel contesto, nella relazione con i colleghi di lavoro e le persone locali, nella lingua. Tre mesi in cui ho vissuto e continuo a vivere emozioni e stati d’animo contrastanti, tre mesi in cui mi sono messa in gioco affrontando alcune mie paure, tre mesi in cui è forte e continua ad essere forte il desiderio di apprendere, di maturare, di scoprire, di aprire la propria mente, di aiutare, di fare, di imparare ad apprezzare le piccole cose e quello che si ha.

 

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